Durante l’audizione del Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, si è parlato anche della vicenda dell’ex magistrato Gioacchino Natoli e delle sue dichiarazioni davanti all’antimafia. Natoli è stato indagato nel luglio del 2024 per favoreggiamento della mafia: si sospetta che abbia favorito imprenditori vicini a Cosa Nostra cercando di insabbiare un filone dell’inchiesta mafia-appalti. Successivamente è stato ascoltato dall’antimafia (della quale fa parte il senatore ed ex magistrato Roberto Scarpinato) e il Procuratore si è pronunciato proprio su queste dichiarazioni. Ha detto che la Procura “non ha competenze sulla posizione del senatore Scarpinato, ma ha rilevato che le dichiarazioni del dottor Natoli sono assolutamente inattendibili perché sono state, tutte, minuziosamente e analiticamente concordate con il senatore Scarpinato. La nostra competenza – ha detto de Luca – è solo sulla rilevanza penale del comportamento di Natoli”. E poi ha aggiunto: “Cè stata una totale commistione dei due fuochi. E’ come se quelle dichiarazioni fossero state fatte a doppia firma: Natoli e Scarpinato. Fortunatamente non sono stati coinvolti altri membri della Commissione. E questo è un fatto molto positivo”.
Si tratta di accuse molto gravi. Che si basano sulle intercettazioni di un colloquio tra Scarpinato e Natoli avvenuto prima dell’audizione di Natoli in commissione. De Luca sostiene che le dichiarazioni di un testimone in commissione sono firmate anche da un membro della commissione. Fatto inaudito.
Ora tutto questo pone un problema piuttosto serio, che riguarda la credibilità delle istituzioni. La domanda è: può far parte della commissione parlamentare antimafia, che agisce con poteri inquisitori molto ampi, un senatore che secondo la magistratura ha concordato con un testimone (peraltro indagato per favoreggiamento della mafia) la sua deposizione? Con quale autorevolezza? In che modo accantonando il clamoroso conflitto di interessi?
L’antimafia sta indagando sulle stragi di mafia del 1992 e anche su cosa in quei frangenti successe nella magistratura palermitana. Il senatore Scarpinato faceva parte della magistratura palermitana nel 1992. E ora in modo evidentissimo costringe la magistratura di Caltanissetta a cancellare la deposizione di un testimone in antimafia, perché questa deposizione è stata resa inattendibile dalla sua intrusione.
Ora, che lui si aggrappi e non voglia cedere, data la situazione assai complicata, è anche umanamente comprensibile. M possibile che il suo partito, i Cinque Stelle, non si decidano a invitarlo a lasciare campo libero alle inchieste e alla legalità? Sarebbe un bel segnale. Anche un segnale di difesa dell’azione della magistratura e della sua indipendenza.